Non il parto a casa ma la casa in ospedale

La qualificazione tecnico-scientifica e l'alta esperienza clinica degli operatori sanitari fanno del Centro Nascite della Clinica Città di Roma un punto di riferimento per una moderna assistenza alla nascita, unite all'impegno per "umanizzare"questo importante evento.

"Parto nella gioia", "Parto in famiglia", "Accogliere festosamente la vita che nasce": sono parole che da sempre si sentono all'interno ed oggi trovano una concreta realizzazione nella "Unità operativa Ostetrica" che si è sviluppata nel corso degli anni presso la nostra clinica.

L'impegno dello staff di ginecologi ed ostetriche non è solo quello di realizzare un "parto nella sicurezza", cercando di fornire un'assistenza la più accurata possibile in modo da cercare di ridurre la mortalità e la morbilità materna e neonatale, ma "Un parto nella gioia", valorizzando il protagonismo della gestante, la partecipazione dei papà, gli aspetti emotivi ed affettivi.

Sintesi non sempre facile per la tendenza culturale di contrapporre "parto naturale" e "parto medicalizzato", "ostetrica " e "ginecologo", "parto a casa" e "parto in ospedale", tendenza talora velata da un antico femminismo, ma che ha radici storiche nella antica medicina musulmana (i genitali di una donna non dovevano essere visti da un uomo) o addirittura greca (la maia-mamma-l'ostetrica, doveva aver avuto almeno un figlio per essere ammessa ad assistere ad un parto). Si pensi alle dispute settecentesche tra cui spicca "trattato sul parto assistito da donne" ovvero "le cause dell'umanità riferite al tribunale del buonsenso e della ragione" (1768) in cui l'osterica Elisabetta Nihel si scaglia contro la pretesa degli uomini di assistere al parto, e che si aggiunge al coro di medici-filosofi come Filippo Hecquet nel suo trattato "dell'indecenza degli uomini di assistere al parto, dimostrando per ragioni fisiche, morali e mediche, che le madri non debbono esporre le loro vite ne quelle dei loro bambini, passando alla cura maschile" (1708).

Questa concezione ha trovato albergo nei recenti anni, specialmente in Inghilterra e in Olanda, un collegio delle ostetriche particolarmente attivo nel voler mantenere la "gestione" di gravidanza e parto. Insieme ai medici di base, le ostetriche hanno combattuto per conservare a casa la gestione del parto. D'altra parte ha soffiato il vento del progresso scientifico e tecnologico che, sconvolgendo le arrampicature teoriche di qualche epidemiologo (si prenda ad esempio Marjiorie Tew in "Safer Chilbirth", 1995), ha portato un sostanziale miglioramento non solo sul tasso della mortalità ma anche della morbilità perinatale rischiando però di "patologizzare" l'evento.

A spingere poi l'acceleratore verso una medicalizzazione del parto è stato l'incremento anche in Italia, di procedimenti giudiziari ("malpractice") in ostetricia, quasi sempre basati su accuse di omissioni (perchè non è stato fatto il taglio cesareo? Perchè non è stato tolto l'utero in tempo?, etc...). Questa conflittualità, fra una concezione idilliaca di parto di per sè privo di rischi centrato sugli aspetti psicologici, e un parto considerato sempre evento che richiede intervento attivo da parte del medico, richiede oggi una sintesi operativa che risolva nel concreto le problematiche al parto, lasciando da parte pregiudizi ideologici e interessi corporativi.

La nostra proposta con lo spirito del "laboratorio", cioè disponibile a rinnovarsi nel tempo, si pone di venire incontro a queste due istanze falsamente contrapposte. Non parole ma fatti. Non teoriche prospettive ideali, ma concreto impegno quotidiano. L'ostetricia è infatti la più antica delle Arti Mediche ed in quanto tale, deve essere basata su scienza ed esperienza.

Romano Forleo